Una prevenzione efficace origina, ancor prima che da interventi strutturati e focalizzati su temi specifici, da un contesto educativo e sociale capace di ascoltare il bambino e i suoi bisogni. Gli evidenti rischi evolutivi legati alla complessità di una società sempre meno delineata da confini territoriali, culturali, temporali e valoriali, rendono fondamentale pensare di agire secondo una prospettiva sia preventiva sia riparatoria. In questo gli adulti di riferimento si pongono, a vario titolo, come figure chiave. È perciò importante che queste figure siano adeguatamente formate e possano usufruire di indicazioni su quali comportamenti adottare e di strumenti efficaci al fine di prevenire o riconoscere il verificarsi di situazioni di disagio e di agire efficacemente nel caso in cui bambini e ragazzi dovessero esserne vittime.

 

 

 

 

L’esperienza lavorativa, per i significati che le sono propri, presenta le potenzialità per essere uno dei principali strumenti dell'intervento risocializzante che deve coinvolgere il ristretto. Mi riferisco a quel percorso che, durante il periodo di privazione della libertà, mette in opera tutti i mezzi pensabili per promuovere, sostenere, incoraggiare la ri-costruzione della propria identità sociale e di una prospettiva di vita armonica con i bisogni e i diritti fondamentali della società di cui è parte.

 

 

 

 

Si tratta di individuare e attuare strategie in grado di promuovere lo sviluppo di servizi digitali e applicazioni supportati dalle azioni degli utenti stessi che sostengano la diffusione di sistemi economici non monetari come impulso allo sviluppo locale.